“Non sono stato informato dei dettagli.”
Quella risposta le rimase impressa.
Perché se la guardia non ne era a conoscenza, qualunque cosa stessa accadendo era ben più grave di un semplice messaggio.
Emily chiuse la porta.
Rimase lì immobile per qualche secondo.
Poi andò nel suo appartamento.
Rachel le aveva detto una volta che l’uniforme della Marina non era adatta al mondo in cui stava per entrare.
Troppo semplice.
Troppo serio.
Troppo ordinario.
Emily ripensava a quella conversazione mentre allacciava ogni bottone.
Ricordava ogni volta che le era stato detto di rimpicciolirsi.
E deciso che aveva smesso di farlo.
Alle 14:10 il convoglio ha lasciato il suo quartiere.
Alle 14:55 Emily è arrivata al resort sul lungomare.
L’ingresso era affollato di fotografi e ospiti.
Il matrimonio dal vivo sembrava ancora più sfarzoso.
Poi la portiera del SUV è aperta.
Ogni conversazione che la riguardava cambiava.
Gli ospiti si voltano.
La gente bisbigliava.
Una donna che non era stata invitata era arrivata scortata dalle guardie reali.
Vicino all’ingresso c’erano i genitori di Emily.
Sua madre le coprì la bocca.
Suo padre sembrava sbalorditivo.
«Emily?» sussurrò sua madre.
Emily l’abbacizio.
“Mamma, cosa sta succedendo?”
“Speravo che lo sapessi.”
Prima che Emily potesse rispondere, il principe Alexander si avvicinò.
Non sembro piangere.
Quello fu il dettaglio che Emily notò per primo.
Sembrava alto.
“Comandante Carter.”
“Vostra Altezza”.
“Per favore, chiamatemi Alexander.”
Poi la stanza ha iniziato a muoversi.
Il re giocherà.
Nessun annuncio.
Nessuna dimostrazione di forza.
Un uomo che camminava verso qualcuno che stava aspettando di incontrare.
Rachele gli stava dietro.
Ed Emily vide qualcosa che non si sarebbe mai aspettata.
Paura.
Non rabbia.
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