MIO FIGLIO ANNULLÒ LA FESTA DI LAUREA DI MIA NIPOTE 40 MINUTI PRIMA DELL’INIZIO, PERCHÉ SI VERGOGNAVA DEL MIO CORTILE, DEI MIEI PIATTI E DELL’ODORE DELLA MIA CUCINA.
MI LASCIÒ CON 80 SEDIE BIANCHE VUOTE… SENZA SAPERE CHI SI SAREBBE SEDUTO PROPRIO LÌ, AL POSTO DEGLI INVITATI “IMPORTANTI”.
Mi chiamo Teresa Bellini, ho 68 anni e vivo a Bologna, in una vecchia casa con il cortile interno, non lontano dai portici di via Saragozza.
La casa non è elegante. Le persiane hanno bisogno di una mano di vernice, il cancello cigola quando cambia il tempo e il gelsomino sul muro cresce come vuole lui, testardo, senza chiedere permesso a nessuno.
Un po’ come me.
Quel pomeriggio avevo sistemato tutto con le mie mani. 80 sedie bianche, pulite una per una, stavano in file ordinate sotto il tendone. Sui tavoli c’erano tovaglie stirate, vasetti con rosmarino e margherite, bicchieri buoni presi dalla credenza e piatti che avevo conservato “per le occasioni importanti”.
E quella era un’occasione importante.
Mia nipote Giulia si era laureata in architettura. Prima della famiglia a finire un percorso così. Quando mi aveva mandato la foto con la corona d’alloro in testa, io avevo pianto davanti al telefono come una sciocca.
— Nonna, però la festa la facciamo da te, eh? — mi aveva detto. — Voglio le tue lasagne. Non quelle cose minuscole da ristorante.
Io avevo riso.
— Ti faccio anche il tiramisù, allora.
— Quello lo pretendo.
E così, dalle 5 del mattino, ero in cucina.
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